VELOCE COME VANDALO
Il romanzo del leggendario trottatore nato per vincere

Mario Natucci

14,90 12,67

Veloce come Vandalo”, un modo di dire diffuso in Italia fra gli ultimi decenni dell’Ottocento e gli anni Venti del XX secolo per definire un trottatore eccezionale, non solo per i suoi tempi, ma in assoluto. Nato nel 1862, un anno dopo l’Unità d’Italia, fu il primo campione capace di entrare nel cuore di un popolo che aveva appena cominciato a essere italiano. Quando calcio e ciclismo erano di là da venire, per merito suo nacque il tifo nazionale e il trotto divenne il primo sport popolare. Vandalo, che batteva i grandi campioni stranieri, che andava a vincere all’estero, fece assaporare l’orgoglio di sentirsi italiani in un Paese che dava pochi motivi o nessuno di esserlo. L’Unità sin dall’inizio si rivelò raffazzonata, gracile, come il sentimento nazionale degli italiani, ma questo sentimento fu ravvivato dallo sport, un fenomeno all’epoca nuovo di cui Vandalo fu il primo amato “campionissimo”, grazie alle oltre trecento corse vinte, anche se ufficialmente ne furono registrate solo duecento su duecentoventisei disputate.
Alfonso Gatto, rievocandone la fama dilagata fino al Sud, scrisse che per l’Unità del Paese Vandalo aveva fatto tanto da meritare un posto fra i grandi del Risorgimento: “Fra Garibaldi e Verdi c’era lui, alla stessa altezza”. E, non a caso, fu ricordato a lungo come “il cavallo del Risorgimento”. Quando Vandalo esaltava le folle battendo i campioni russi, la gente agitava il tricolore, esattamente come oggi: ora come allora le vittorie sportive di grande impatto popolare sono gli unici eventi che fanno inorgoglire gli italiani e sventolare la bandiera, oggetto-simbolo peraltro misconosciuto nel nostro Paese. 

Scartato da re Vittorio Emanuele II, suo primo proprietario, che lo restituì all’allevatore in quanto indomabile e “inservibile”, Vandalo divenne il re del trotto. E fu un destino singolare il suo: con lui si chiudeva l’era plurimillenaria del trasporto animale (e della stessa velocità) legata al cavallo e si apriva l’era dei motori. Vandalo rappresentò così una sorta di ideale staffetta fra cavalli e cavalli-vapore, teatro della quale fu quel pezzo di pianura fra Ferrara, Bologna e Modena in cui era, ed è tuttora, forte il culto della velocità, terra dove nacquero non solo i campioni più acclamati del trotto, da Vandalo fino a Varenne, ma anche i mitici motori Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati.

Questi sono alcuni dei motivi che danno un valore particolare a ciò che ha rappresentato Vandalo e alla sua vicenda che non è stato facile ricostruire. Ne è scaturita una storia romanzata, non di meno fedele nella sostanza ai fatti accaduti, ambientata in un momento storico cruciale per l’Italia. Una storia che è valsa la pena ricordare in un Paese di scarsa memoria come il nostro.

ISBN:

978-88-98249-28-2

Cm:

15 x 22

Pagine:

216

Finitura:

brossura

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